Istituto Comprensivo Statale MONTESSORI - San Giuliano Milanese

RASSEGNA STAMPA

STRANIERI AL 24%

Montessori, tra i banchi l’integrazione è già realtà 

Anche alla scuola Montessori di San Giuliano ormai il mondo è di casa: con l’anno scolastico apertosi a settembre la percentuale di piccoli stranieri iscritti all’istituto di via piazza Italia ha raggiunto un quarto del totale: «La media è oggi del 24 per cento - spiega la dirigente scolastica Fiorella Avallone - ma alla materna tocchiamo la punta del 29 per cento, quasi un bambino su tre». Il Montessori, attualmente interessato da un cantiere da 700mila euro per la ristrutturazione della media Milani, conquista in tal modo la palma di scuola più multietnica della città lungo la via Emilia. Alle materne 54 bambini su 184 sono di origine straniera, alla primaria 107 su 405, e nell’ex media - che ha l’incidenza relativamente più bassa con il 20,4 per cento- sono 76 su 372. Ma la parola emergenza non è di casa fra i banchi di scuola. «Presentare l’integrazione dei figli di emigrati come un problema - precisa la dirigente - può avvenire solo a patto di non riconoscere i passi avanti fatti dalle istituzioni scolastiche negli ultimi dieci, vent’anni. L’inclusione di bambini figli di non italiani nelle classi avviene sempre con un progetto accoglienza e con percorsi di mediazione culturale. Il livello di scolarizzazione dei neoiscritti viene sempre valutato, anzi il Montessori ha avuto in distacco dal provveditorato l’anno scorso un insegnante a tempo pieno, diciotto ore settimanali, solo per la multiculturalità e per seguire i test di ingresso dei bambini stranieri. Inoltre ci appoggiamo alla valida collaborazione con soggetti non scolastici come Aibi, Associazione amici dei bambini, e cooperativa Crinali». Qualche problema però c’è, anche se si va a confondere con le ombre più generali di una realtà quasi periferica rispetto a Milano. Intanto, una piccola percentuale di abbandono dell’istruzione dell’obbligo: «L’abbandono della scuola tocca anche gli italiani - precisa ancora la preside -; nel caso degli stranieri, in genere segue i trasferimenti e le cancellazioni all’anagrafe che sono più frequenti fra la popolazione immigrata». In generale, scolarizzare in Italia un bambino figlio di immigrati è tanto più facile quanto più la famiglia parla italiano dentro casa: «Non c’è dubbio che se il bambino appartiene a una “comunità aperta” verso la lingua e la società italiane, cosa frequente ad esempio fra romeni o albanesi, assai meno fra i cinesi per citare esempi concreti, vive il contesto culturale di arrivo come meno traumatico. E questo è tanto più vero alle elementari e medie; i bambini di due, tre anni, quelli della scuola d’infanzia, invece si “naturalizzano” da sé, semplicemente interagendo con i coetanei». Tutti i bambini, comunque, italiani o no, sentono il bisogno di un punto di riferimento che non tramonta: «Una famiglia con padre, madre ed eventuali fratelli che dimostri di funzionare». Il comprensivo Montessori, come tutte le altre scuole della penisola, aspetta con qualche apprensione la traduzione pratica della riforma Gelmini: a gennaio 2009 sono attesi i decreti attuativi.

E.D.
Da: "Il Cittadino" del 30.12.08

 

INDIETRO