di Matteo |
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Ghilfrid, con due soldati, si avviò al castello dei misteri per recuperare l’occhio di drago. Ghilfrid
era un mago molto vecchio che, però, riusciva a tenere ancora una spada e un bastone magico in mano. Il
castello era tetro: piante rampicanti, mattoni fuori posto, merli quasi
tutti crollati, torri tutte storte e il fossato pieno di un liquido acido
ristagnante. Sul sentiero per arrivare al castello c’era un deserto di
ossa e il ponte levatoio era ormai rotto a metà. Entrati
all’interno i tre rimasero stupiti e nauseati. Tutto il pavimento era
pieno di fango che si muoveva! Ad un certo punto ne emersero delle
montagnette prima informi poi più definite, finchè presero forme quasi
umane. Dopo un secondo, almeno cento mostri Goblin armati con asce e scudo
erano lì in piedi pronti alla carica. Ghilfrid
non perse tempo, bastò l’incantesimo “Solaris” perché l’intero
esercito si trasformasse in pietra, ma l’unica scala e l’unica porta
nella piazza portavano ai sotterranei e alle sale di tortura. Allora
Ghilfrid e i due soldati seguirono un corridoio finchè non arrivarono ad
una porticina. La aprirono: erano finiti nella sala di tortura. Davanti ai
loro occhi non si presentò un bello spettacolo, ma una montagna nera con
in cima l’occhio di drago. Un
soldato si stava avvicinando, quando all’improvviso si rivelò una
creatura infuocata che prese l’occhio e stava per massacrarli, ma
Ghilfrid era coraggioso e pronunciò il suo incantesimo “Solaris”. Così,
dato che l’orrenda creatura era rimasta sottoterra per anni, quasi
svenne alla luce dell’incantesimo e, non aspettandosi il fulmine di Anor
finì a terra. Ghilfrid allora prese l’occhio di drago e la distrusse
insieme al castello che era, in realtà, un’illusione. Così
Ghilfrid, sconfitto il male, riuscì a far tornare la pace e la
tranquillità sulla Terra. |
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