![]() |
![]() |
![]() |
Le
parti più antiche
dovrebbero
essere del
'300, ma
ben poco rimane:
sostanzialmente
parte della
torre quadrangolare,
attorno alla
quale nel Quattrocento
e nel Cinquecento
furono costruiti
i corpi di
fabbrica
circostanti,
poi notevolmente
rimaneggiati. Delle due corti, così formatesi, la minore, delimitata da semplice parete muraria di chiusura, prospetta sulla via, mentre la maggiore è rivolta a ovest, verso la via Emilia. Il castello è compreso nella schedatura condotta per l'Ufficio dei Beni Culturali Ecclesiastici della diocesi di Milano nella segnalazione di opere da restaurare, nel recentissimo repertorio, dedicato alla Lombardia da salvare. La torre s'innalza su planimetria quadrangolare. Qualche cosa di antico, e di fortificato, può ritrovarsi nel notevole spessore delle murature. Tuttavia, è molto difficile riconoscere con esattezza qualche traccia di epoca medioevale. Da riferirsi all'età iniziale potrebbe, forse, essere la sottile cornicetta decorativa superiore; ottenuta mediante il lieve sporto dei mattoni, la cornicetta ripete una decorazione simile al cosiddetto motivo a "dente di sega", diffusissimo nei castelli rurali di pianura. E' verosimile che, alla pari dei castelli di pianura risalenti ad età viscontea, anche quello di Zivido fosse, agli inizi, semplicemente costruito in mattoni, materiale più immediatamente disponibile, scelta tesa a ridurre al massimo l'incidenza dei costi di trasporto.Nel 1515, nel corso della Battaglia dei Giganti, il castello di Zivido fu quasi completamente distrutto. Oltre alla torre, l'incendio che fu allora appiccato dovette risparmiare, almeno in parte, alcuni fra i corpi di fabbrica aggiunti nel Quattrocento. |
Il
castello fu
ricostruito
nel secolo
seguente: una
ristrutturazione
di notevole
vastità, dato
che i materiali
costruttivi,
in particolare
i mattoni e
le malte, risultano
molto omogenei. Costruiti più unitariamente appaiono i corpi di fabbrica compresi dalla torre all'androne: disposte su planimetria complessivamente ad "L", intorno all'antica torre, le murature svelano uno spessore maggiore delle altre innalzate nel castello. Sul prospetto della corte grande appare, sulla parete verso l'androne, inserito entro la muratura, l'antico profilo di un porticato, di cui restano quattro archi a sesto leggermente acuto, già sostenuti da serie di colonnine di pietra. La critica ha oscillato, per la datazione di questo avanzo di porticato, dal medioevo al quattrocento. Il tema del cortile con arcate, interno ad una residenza castellana, è frequente in quelle dimore di campagna che ripropongono motivi caratteristici dei palazzi di città, come il notissimo modello di palazzo Borromeo a Milano. |
Se
già dal 22 giugno
1251 è menzionata,
nel borgo di
Zivido, la presenza
dei Brivio, mancano,
purtroppo altre
notizie relative
non solo al castello,
ma anche al passaggio
di proprietà alla
medesima famiglia,
sino al documento
del 9 luglio
1575. Già ristrutturato, e non più allo stato di rovina, doveva essere il castello nel 1575, quando era distinta la "casa da gentilhuomo" dal "castelletto". L'antica destinazione, cioè, si era ormai trasformata, come di consueto nelle architetture fortificate, essendosene conclusa la funzione difensiva. Con lo stesso intento era stato riadattato, poco lontano da Zivido, anche il castello di Melegnano, che era stato accordato sin dal 1513 da Massimiliano Sforza, quale feudo proprio, alla medesima casata dei Brivio, ma poi donato da Francesco II Sforza nel 1532 al Medeghino. Come nella residenza di Melegnano, anche quanto restava del castello di Zivido fu allora rielaborato per la trasformazione a residenza di campagna, secondo un progetto architettonico cinquecentesco. |
![]() |
Verso il borgo
di Zivido,
la torre, dove
campeggia
il rilievo marmoreo
con lo stemma
della famiglia
proprietaria, veniva
trasformata, al pari
di numerosissimi esempi
contemporanei, in colombaia. Sulla
via, la piccola corte è chiusa
da alta parete in muratura
decorata. Così verso il borgo l'aspetto esterno del castello, con la torre squadrata, anteriormente delimitata dalla liscia parete muraria, tende a bloccarsi in una forma geometrica assai compatta e con scarsa comunicativa con l'esterno, come in molti castelli non solo della zona, vedi quello di Melegnano, ma anche nella pianura lombarda. |
Sulla
corte maggiore
e sul giardino,
più tardi
compreso,
con disegno
a grandi
aiuole, nell'illustrazione
sulla mappa
catastale
del
1722, prospetta
una loggetta
trifora,
forse di
età rinascimentale
e qualche
porta con
cornici in
cotto lavorate. |
||
![]() |
||
Le
due facciate
del castello
di Zivido,
insieme al
giardino,
fanno pensare
alle descrizioni
di ville con
appartamenti
e alloggiamenti
signorili "da'
Prencipi, tutti
delitiosi,
con fonte,
peschiere,
boschetti,
lamberinti
(= labirinti),
pergolati". Dal grande cortile retrostante, si entra nell'ampia cantina o caneva, che ripete l'articolazione strutturale dell'androne: voltata a botte su sei lunette. Piu tardo, fra sei e settecento sembra invece, databile il grande portale, che immette nell'androne ad arco strombato, tipico della campagna lombarda. |
||
Ancora
nel '700, la mappa
catastale del
1722 illustra
il castello
con planimetria
simile
a quella novecentesca
e con l'ampio
giardino, un
tempo sopravanzante
lo stesso castello,
sino all'attuale
via Gorki,
comprendendo,
cioè, il fabbricato
a nord est,
allora destinato
ad
osteria: il
giardino vi
appare come
articolato
intorno
a due grandi
aiuole, ciascuna
con disegno
floreale specularmente
simmetrico;
il
giardino prospettava,
a sua volta,
sull'aperta
campagna, verso
la via
Emilia. Apparentemente priva di trasformazioni particolari rispetto al '700, è la planimetria del castello, come rappresentata nelle mappe catastali, rispettivamente del 1866 e del 1897. Quindi, ormai in tempi recenti, nel 1982 la famiglia proprietaria donava il castello a suore che, attualmente, gestiscono un asilo infantile. Attualmente tutta l'area immediatamente circostante il nucleo centrale del castello è fatta oggetto di massicci interventi di "ristrutturazione" o di completo rifacimento del tessuto urbano, con cambiamento delle funzioni d'uso. |
||
![]() |