Per decenni questo edificio, che è la naturale ed evidente prosecuzione a sud del Castello, fu adibito ad attività agricole oltre che ad abitazione di famiglie di contadini, dipendenti dell'attigua cascina, essa stessa sempre di competenza del castello. Infatti sono ancora ben visibili, sul lato interno prospiciente la cascina, il semplice ballatoio che collegava una serie di usci delle abitazioni rurali (in genere un solo locale, con camino, dove una tramezza in legno separava la cucina dalla camera da letto).Venute a cessare le attività della cascina, conosciuta come "cascina Invernizzi" dal nome dei conduttori da tempo immemorabile sul luogo, l'edificio si presenta ora in uno stato pietoso di abbandono, in attesa dell'avvio dei lavori, già previsti, che interesseranno l'intero complesso cascinale destinato alla quasi totale demolizione.

L'Associazione Culturale Zivido aveva sempre affermato che tale edificio era parte integrante del castello e come tale deve essere considerato, in previsione di un intervento, che favorisca il recupero del nucleo edilizio più rappresentativo del patrimonio storico, architettonico ed artistico del "Borgo dei Giganti". 
In seguito al sopralluogo dell'Associazione, effettuato nei locali abbandonati, lunedì 14 agosto 2000, ha preso corpo in modo definitivo ed inequivocabile quanto si andava affermando: dagli intonaci screpolati emergono affreschi a "grottesca" del tutto identici e coevi a quelli visibili nella parte centrale del castello; le pareti nascondono altre pitture; l'impianto dei locali è tipico delle residenze nobiliari; i soffitti denunciano il gusto e la raffinatezza del luogo; l'accesso esterno, dalla corte della cascina, avviene tramite uno scalone, voltato, di due rampe e sotto le due grandi finestre è visibile ciò che resta dei sedili in sasso, il tutto di chiara tipologia rinascimentale.


Si riuscirà a salvare almeno questo?

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