Dalla metą del settecento il governo austriaco introdusse in Lombardia i catasti: per poter stabilire le imposte si fece un censimento delle terre sulla base del loro valore e non dell'uso che ne fa il proprietario. In altre parole, se veniva lasciato incolto un terreno che, coltivato, avrebbe potuto rendere molto, si pagava comunque un'imposta, alta come se fosse coltivato. 
Questo sistema, oltre a garantire allo stato entrate regolari, premiava i proprietari che facevano rendere le loro terre (perchč l'imposta era sempre uguale anche se la resa aumentava) e puniva chi le trascurava (l'incolto o il mal coltivato pagavano come il ben coltivato). 
In questo modo l'agricoltura lombarda, gią all'avanguardia per tecniche e rese, ricevette un nuovo impulso a progredire. 

Presso l'Archivio di Stato di Milano sono conservate le mappe che l'imperatore Carlo VI fece disegnare dei suoi territori in Lombardia.
Squadre di ingegneri e disegnatori, attrezzati con appositi strumenti, realizzarono in un tempo relativamente breve il lavoro e ci lasciarono la testimonianza particolareggiata dei nostri territori, completi di suddivisioni, nomi dei proprietari e tipi di coltivazioni praticate!
Anche voi potete visionare la mappa del 1722.
Abbiamo trovato anche mappe successive: una del 1866 e un'altra del 1897. Sono state eseguite su commissione del neonato Regno d'Italia, ma che differenza!
Infatti non ritroviamo pił l'indicazione delle coltivazioni: questo vuol dire che le tasse erano pagate in ragione dell'estensione del terreno, non di quanto effettivamente fruttasse.