Istituto Comprensivo "MONTESSORI" - San Giuliano Milanese
Scuola Media "LORENZO MILANI"


CLASSE VIRTUALE APERTA

La società si aspetta che nella scuola gli alunni acquisiscano delle conoscenze e delle competenze che potranno utilizzare in seguito nella loro vita, in particolare nel lavoro che svolgeranno. Ma perché la ragione di queste acquisizioni deve essere rimandata ad un futuro più o meno lontano? Perché deve essere esterna al processo in cui avviene l’apprendimento? Non può lo spazio della scuola diventare esso stesso lo spazio di vita in cui le conoscenze e le competenze acquistano senso, poiché diventano realmente utilizzabili, e quindi in qualche modo più vere?


Insomma, a scuola non solo si dovrebbero fare cose interessanti e coinvolgenti, ma si dovrebbe anche far sperimentare direttamente, nelle aule e nei laboratori, l’importanza e l’utilità di ciò che si impara.
E’ questo, in sostanza, è il contesto di riflessione in cui sono nate le due esperienze didattiche che presentiamo. Si tratta di una serie di attività che hanno messo in contatto tra loro due classi di due scuole dell’hinterland milanese e che sono state caratterizzate dall’uso di tecnologie diverse da quelle tradizionali, in particolare la scrittura elettronica al computer e una piattaforma di rete per comunicare a distanza, prendere decisioni comuni, collaborare alla stesura di testi, condividere riflessioni e proposte, organizzare lavori di gruppo. Abbiamo progettato il lavoro ben consapevoli del rischio sempre in agguato, quello cioè di utilizzare l’informatica e le reti per riproporre contenuti e modelli didattici tradizionali, semplicemente mascherati da una confezione esteriore che si pre-suppone più moderna e accattivante. Le tecnologie informatiche ci interessano invece - forse soprattutto - nella misura in cui contribuiscono a ridefinire in modo più autentico il ruolo formativo della scuola. Da questo punto di vista una delle certezze che più facilmente viene messa in discussione dalle pratiche comunicative favorite dall’informatica e dalle reti è il modo di intendere l’alunno nel processo didattico. Ma le resistenze sono molto forti perché il sistema è, per così dire, ben consolidato. La scuola, infatti, poggia saldamente su una struttura che ha nella finalità dell’azione dell’insegnante e nella verifica dell’efficacia di questa sua azione i suoi due pilastri fondamentali. E’ la situazione che ben conosciamo: quella appunto di una istituzione che si occupa delle acquisizioni che l’alunno deve possedere e per far questo definisce le materie di studio, i programmi e gli obiettivi che si devono raggiungere, dei quali verifica costantemente il raggiungimento. Il riferimento agli obiettivi diventa la priorità, mentre passano in secondo piano le diverse strategie utilizzate per apprendere.
Questa prassi è stata però affiancata, negli ultimi decenni, anche da una maggiore attenzione nei confronti dei linguaggi, in una prospettiva in cui la finalità dell’azione dell’insegnante diventa non tanto l’acquisizione di conoscenze, ma soprattutto la costruzione degli strumenti intellettuali che potranno favorire l’appropriazione delle conoscenze. Il problema, in altre parole, non è più la creazione di un sistema di riferimento (gli obiettivi, il curriculum,…), ma di riferimenti guida (competenze, capacità,…) che permettano di controllare i livelli di complessità a cui si giunge attraverso il linguaggio, anzi i diversi linguaggi, e far sì che questi evolvano ulteriormente. Obiettivo ambizioso, certamente, ma che può essere più facilmente raggiunto nella misura in cui la scuola è in grado di offrire situazioni reali, per loro natura caratterizzate da complessità, che possono costituire il terreno ideale per verificare sia i diversi livelli di complessità dei linguaggi, sia il valore e l’utilità delle conoscenze acquisite. Ma la scuola ha la strumentazione adatta per questo? La classe può diventare uno spazio in cui le informazioni circolano, vengono a contatto con altri sistemi, si adattano o si trasformano, proprio come avviene in un organismo vivente?
Sono state domande di questa natura a spingerci a lavorare anche sul ‘sistema’, a farlo diventare oggetto della nostra azione di insegnanti. Più concretamente fare in modo che le nostre classi, siano anche uno spazio di vita delle competenze, dove queste possono vivere ed essere riconosciute nel loro valore. Si tratta insomma di favorire una nuova prospettiva, nella quale non è solo l’insegnante, ma il sistema a fare da regolatore nell’apprendimento. La sua funzione essenziale è di permettere l’interazione ed è attraverso l’interazione che nascono e si evolvono gli elementi di linguaggio che permettono l’accesso dei saperi in termini di competenze. Il nostro sforzo quindi è stato quello di creare l’ambiente, la struttura, le condizioni favorevoli per questo tipo di apprendimento.
Nelle nostre due esperienze, le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno favorito la creazione di un sistema che ha acquistato significatività e valore innanzitutto a partire dalla interazione comunicativa che in esso si è sviluppata. Abbiamo sperimentato una sorta di ribaltamento dell’approccio pedagogico: la nostra azione di insegnanti è stata meno nella direzione dell’alunno ‘oggetto’ da far evolvere, da trasformare, che sul sistema nel quale l’alunno è incluso e che egli stesso contribuisce a far esistere e gli permette quindi di essere il soggetto della sua costruzione, attiva e significativa.

Gianni Santambrogio

della rivista "École" febbraio 2005

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